2.13.11
Area didattica

Progetto educativo “follemente” (2013)

Progetto Educativo “FolleMente”: conoscere la malattia mentale, combattere il pregiudizio

Responsabile del Polo

Coordinatori del Progetto

Abstract

Partendo dal Progetto del Ministero della Salute, del Ministero dell’ Istruzione dell’ Università e della Ricerca intitolato “Salute Mentale e stigma sociale” del Maggio 2004, studio pilota di questo lavoro, si vuole proporre la realizzazione di un progetto educativo chiamato “FolleMente”, nel quale sarà affrontato il delicato tema dello stigma sociale del “matto” e sarà evidenziato il ruolo dell’ infermiere come educatore e promotore della Salute Mentale. L’analisi sarà effettuata attraverso l’ utilizzo di un questionario, atto a raccogliere informazioni su conoscenze, opinioni e atteggiamenti nei confronti delle malattie mentali. Il questionario verrà somministrato agli studenti di istituti medio - superiori con l’intento di analizzare le conoscenze ed in base ad esse stilare il percorso educativo.Al fine di cogliere l’attenzione da parte dei ragazzi, verranno integrate alle spiegazioni slide e  video. Al termine degli incontri verrà somministrato nuovamente il questionario per valutare il raggiungimento degli obiettivi educativi. Un Progetto educativo ha come fulcro centrale colui che lo attua ed in questa specifica situazione veste i panni dell’ Infermiere. L’obiettivo principale del Progetto “FolleMente” sarà quello di educare i giovani a guardare oltre le apparenze, cercando di capire che spesso, dietro un comportamento bizzarro o ritenuto “diverso”, si nasconde solo un forte bisogno di aiuto.

Background

La parola “stigma” deriva dal greco. Indicava segni, tagli e bruciature che permettevano di contraddistinguere classi di individui da emarginare. Con il tempo questa parola ha però subito un processo peggiorativo, chiamato stigmatizzazione e rivolto verso i cosiddetti folli, persone considerate diverse o di pubblico scandalo, tanto che la società preferiva rinchiudere all’interno di Istituti carcerari o manicomi, per far finta che non esistessero[1]. Tutto questo fino al grande cambiamento portato da Franco Basaglia, nuovo punto di partenza per l’ assistenza ed il trattamento dei pazienti psichiatrici.

Il Ministero della Salute nel 2004 eseguì un «sondaggio sulle conoscenze e gli atteggiamenti dei giovani nei confronti delle malattie mentali»[2], attraverso un questionario somministrato a degli studenti delle scuole medie superiori di alcune regioni di Italia. L’indagine sulle conoscenze rilevò l’importanza di aumentare il flusso informativo su queste tematiche cercando in particolare di risolvere alcune difficoltà di comprensione e di interpretazione. La classificazione delle malattie secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non corrisponde sempre alla percezione che di esse ne offrono i ragazzi[3]. Lo studio pilota del Ministero della Salute ha evidenziato la mancanza di conoscenze o per meglio dire giuste informazioni da parte del campione analizzato.

Sono emersi da questa rilevazione interrogativi essenziali: qual è lo stato delle conoscenze attuali, quali sono gli atteggiamenti e quali le opinioni dei ragazzi sulla malattia mentale.

L’indagine è stata condotta attraverso la somministrazione di un questionario, in istituti superiori di nove Regioni Italiane. Il tasso di risposta è stato superiore al 90%; il campione è risultato costituito in leggera prevalenza da studentesse ed il range di età era compreso tra i 16 e i 20 anni. Il questionario sondava l’immagine che gli studenti associano al concetto di persona affetta da malattia mentale, le conoscenze sui disturbi mentali, gli atteggiamenti, le esigenze informative, le principali fonti di informazione, e la vicinanza o meno di questi temi al vissuto quotidiano dei giovani, oltre che ai punti di riferimento che essi considerano essenziali per affrontare questa tematica. È emersa la mancanza di conoscenze, la necessità di ricevere ulteriori elementi indicativi e un’esigenza manifesta di migliorare e incrementare il grado di informazione.

Se poi si considera che le principali fonti di informazione per i ragazzi sono rappresentate dai giornali, dalla televisione e dalla scuola, si può immediatamente comprendere quanto sia importante la somministrazione di un’informazione mirata, tecnica e corretta, sia attraverso i mezzi più tradizionali, che all’interno di un contesto formativo nel quale numerosi possono essere sia gli ambiti che le modalità di intervento. Tutto questo avvalora la necessità di intervenire con un’informazione corretta e con strumenti adeguati al fine di colmare un gap informativo e conoscitivo che necessariamente darebbe, visto il contesto estremamente ricettivo, un’ importante contributo al miglioramento della vita sociale delle persone affette da malattie mentali riducendo eventuali atteggiamenti stigmatizzanti nei loro confronti.

In ambito internazionale le funzioni principali dell’infermiere scolastico sono delineate dalla National Association of School Nurses (NASN)[4], secondo la quale l’infermiere svolge un intervento che partendo dai banchi di scuola può supportare i giovani fino all’età adulta.   “L’educazione sanitaria è parte integrante del compito primario della scuola. Essa fornisce ai giovani le conoscenze e le capacità di cui hanno bisogno per poter essere degli studenti capaci e degli adulti sani e produttivi. L’aumento del numero delle scuole che provvedono ad una educazione sanitaria riguardo ai problemi di salute più importanti è un obiettivo cruciale per la sanità ed ha lo scopo di migliorare la salute della nazione”[5]. Ricerche provano l’evidenza per cui promuovere e instaurare comportamenti salutari nei giovani è più efficace, e a volte più facile, dello sforzo attuato nel cambiare comportamenti dannosi già presenti nella popolazione adulta[6]. E’  importante sottolineare la funzione dell’infermiere scolastico, in qualità di educatore sanitario e responsabile delle politiche di educazione sanitaria nelle scuole. “L’infermiere scolastico promuove la salute. L’infermiere scolastico `e responsabi-le delle politiche di educazione sanitaria, decise in accordo con l’istituzione scolastica, che possono riguardare gli studenti, i genitori o l’intera comunità”[7].

L’infermiere scolastico ha il duplice ruolo di educare e prevenire, organi professionali quali l’American Academy of Pediatrics e la National Association of School Nurses riconoscono all’infermiere scolastico il ruolo di leader nella politica sanitaria scolastica.[8] In quanto esperto clinico presente nella scuola, l’infermiere scolastico è la figura a cui appartiene la leadership delle politiche sanitarie scolastiche, tra queste: la salvaguardia e la promozione della salute. L’ attività che l’infermiere scolastico svolge  non può prescindere dall’interazione con il personale docente. La relazione che si instaura tra questi professionisti, infermiere e insegnante,  può avere due diversi aspetti. Il primo è la collaborazione: scambiandosi informazioni utili è possibile adeguare il proprio approccio e il proprio lavoro verso il ragazzi che necessita di cure. Un secondo aspetto è quello educativo, in cui l’infermiere si appronta a trasmettere competenze e conoscenze medico-sanitarie ai docenti.

Le fasi di attuazione di un programma educativo hanno come fulcro centrare colui che le attua e che nella specifica situazione veste i panni dell’ Infermiere come educatore e promotore della salute mentale. Si ricorda infatti che l' Infermiere è quel professionista sanitario che ha tra le sue principali competenze l'educazione sanitaria. Tutto questo ha rappresentato il punto di partenza del Progetto “FolleMente”.



[1]
  Ferrara M. Sulle particolarità dello stigma legato alla malattia mentale 2010; 13(1): 23-26.

[2]Sondaggio sulle conoscenze e gli atteggiamenti dei giovani nei confronti delle malattie mentali. Reperibile presso: http://www.salute.gov.it/campagnastigma/documenti/indagine_attegg_finale.pdf . Consultato il 2012 aprile 13.

[3]Sondaggio sulle conoscenze e gli atteggiamenti dei giovani nei confronti delle malattie mentali. Reperibile presso: http://www.salute.gov.it/campagnastigma/documenti/indagine_attegg_finale.pdf . Consultato il 2012 aprile 13.

[4]National Association of School Nurses (NASN): organo che dal 1979 riunisce le associazioni degli infermieri scolastici degli Stati Uniti Reperibile presso: www.nasn.org. Visitato il:12-12-2012.

[5]Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Health Education Curriculum Analysis Tool; 2007. Reperibile presso: www.cdc.gov/healtyyouth/hecat/pdf/HECAT Overview.pdf. Visitato il 12-12-2012

[6]American Cancer Society, American Diabetes Association, American Heart Association. Learning for life: Health Education in Schools; 2007. Reperibile presso: www.ncaahperd.org/pdf/health. pdf. Visitato il 12-12-2012

[7]American Academy of Pediatrics (AAP). Role of the school nurse in providing school health services; 2008. Reperibile presso: http://aappolicy.aappublications.org/cgi/reprint/pediatrics;121/5/1052.pdf.. Visitato il 12-12-2012

[8]American Academy of Pediatrics (AAP). Role of the school nurse in providing school health services; 2008. Reperibile presso: http://aappolicy.aappublications.org/cgi/reprint/pediatrics;121/5/1052.pdf.. Visitato il 09-12-2012

Obiettivi di progetto

Obiettivo generale

·         Valutare il grado delle conoscenze;

·         Educare i giovani contro lo stigma del “matto”;

·         Promuovere la figura dell’ infermiere scolastico come educatore della Salute Mentale;

·         Sensibilizzare alla condivisione di esperienze quotidiane con chi soffre di disturbi mentali;

·         Sensibilizzare a riconoscere la richiesta di aiuto ed indirizzare verso i servizi territoriali;

·         Rendere la collaborazione tra la sanità e la scuola strumento essenziale per far si che ogni studente sia un partecipante attivo nell’elaborazione del proprio progetto personale di benessere.

Obiettivi specifici

·         Saper distinguere i fattori che causano i disturbi mentali;

·         Stimolare i giovani ad incrementare le conoscenze sui disturbi mentali;

·         Aumentare le conoscenze sulla malattia mentale;

·         Ridurre il pregiudizio, i luoghi comuni e le false credenze;

·         Analizzare come la cultura sostiene e sfida le credenze sulla salute, pratiche e comportamenti;

·         Favorire da parte dei giovani l’ identificazione dell’ infermiere come educatore della salute,

·         Aiutare i ragazzi a comprendere i fattori ambientali e culturali che inducono le persone a credere che i così detti “pazzi” siano pericolosi, inguaribili e violenti;

·         Spiegare come è strutturata ed organizzata la rete territoriale del Dipartimento di Salute Mentale;

·         Rendere la scuola tra le fonti principali di informazione;

·         Valutare in che modo la scuola e l’ infermiere educatore possano influenzare la salute e i singoli comportamenti degli individui;

·         Spiegare come la scuola e le politiche di sanità pubblica possano influenzare la promozione della salute;

·         Valutare l’ effetto dei media sulla salute personale e familiare;

·         Valutare l’ impatto della tecnologia sulla vita personale, familiare e la salute della comunità,

·         Realizzare dei disegni con l’intento di raccoglierli in un opuscolo che rappresenti la promozione della salute mentale.

 

Indicatori

  • Risposte ai test di entrata ed uscita;
  • Osservazione diretta;
  • Ascolto attivo;
  • Colloqui di gruppo;
  • Disegni.

Metodologia

Il punto di partenza del programma educativo sarà la valutazione delle conoscenze, effettuata attraverso la somministrazione di un questionario, reperito presso il sito del Ministero della Salute[1]. Il questionario sarà distribuito in forma cartacea e compilato nel rispetto dell’ anonimato. Verranno inoltre utilizzate dispense, video e slide creati appositamente per l’educazione.

Per quel che riguarda invece i metodi verranno utilizzati i dati raccolti, adeguatamente interpretati, lezioni frontali ed un metodo bio-psico-sociale all’interno del quale la formazione viene vista come «un concetto di valorizzazione della soggettività dei singoli attori: è all’interno di una dimensione gruppale che si sviluppa un processo di costruzione comune di conoscenza fondato sull’elaborazioneconsapevole dell’esperienza dei singoli»[2].

Il programma si propone di aiutare i ragazzi a comprendere i fattori ambientali e culturali che inducono le persone a credere che, i così detti “pazzi”, siano persone pericolose, inguaribili e violente, al fine di sviluppare le conoscenze e le capacità necessarie per identificare la realtà, reagendo ad essa positivamente.

Il programma sarà suddiviso in due incontri, preceduti dalla somministrazione del questionario, che si ripeteranno in tutte le classi prese in analisi.

Nel I incontro, di circa due ore, verrà chiesto ai ragazzi di sedersi, non nella tradizionale posizione scolastica, ma mettendo le sedie in cerchio, in modo che tutti possano guardarsi, con il fine di creare un ambiente confidenziale e stimolante. Verranno mostrati alcuni video e slide inerenti la storia dei manicomi e il trattamento riservato ai pazienti, come ad esempio l’elettroshock terapia e la contenzione, affrontando le differenze tra il periodo Pre e Post Basaglia, fino alla definitiva chiusura dei manicomi. Inoltre con l’ aiuto di alcune dispense verrà spiegato il concetto dello stigma sociale del “matto” e verranno chiesti commenti, pensieri, riflessioni ed emozioni scaturiti dai video mostrati .

Il II incontro, anche esso di due ore, si svolgerà dopo una settimana e verrà diviso in due parti.

Nella prima parte verranno mostrati video sul cambiamento delle strutture manicomiali dopo la riforma di Franco Basaglia e l’evoluzione del trattamento riservato alle persone ricoverate nelle stesse. Con l’aiuto di slide, verrà illustrata l’ attuale organizzazione dei servizi territoriali e verrà fornita una brochure con la suddivisione del Dipartimento di Salute Mentale, di tutti i servizi da esso offerti e  come può essere facile oggi accedere a tali strutture.

Nella seconda parte sarà data la possibilità ai giovani di fare domande per risolvere eventuali dubbi non chiariti, verrà somministrato nuovamente il questionario e sarà chiesto ai ragazzi di realizzare dei disegni, rappresentati la promozione della salute mentale.

Il questionario somministrato inizialmente permetterà di valutare il grado di conoscenze per pianificare il percorso educativo, il questionario somministrato nel secondo incontro permetterà di valutare l’eventuale raggiungimento degli obiettivi educativi. I dati raccolti, adeguatamente interpretati, verranno inseriti in grafici elaborati al computer.

Riassumendo, le fasi di attuazione di un programma educativo sono:

·         analisi dei problemi e dei bisogni (attraverso il questionario);

·         programmazione (creazione del programma educativo);

·         operatività o attuazione dell’intervento (intervento educativo);

·         valutazione dei risultati raggiunti (somministrazione del nuovo questionario).

 

5.1  Strumenti di valutazione

Verrà utilizzato un questionario i cui contenuti sono stati ricavati dal Ministero della Salute e dagli insegnanti nominati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.Il questionario utilizzato è personale ed anonimo, ma consente di ricavare indicazioni circa la residenza, il sesso, la tipologia di scuola e l’età.

Complessivamente il questionario riporta n.10 domande  così strutturate:

·         la prima domanda mira a evidenziare qual è l’immagine che gli studenti associano al concetto di persona affetta da malattia mentale;

·         le domande n.2 e n. 3 hanno la finalità di indagare sul livello di conoscenze degli studenti, con riferimento alle malattie mentali;

·         le domande n.4 e n.5 indagano sull’atteggiamento nei confronti delle malattie mentali, sulla diffusione delle false credenze e dei pregiudizi;

·         le domande n.6, n.7 e n.8 mirano ad evidenziare le esigenze informative e le principali fonti di informazione degli studenti sulle malattie mentali;

·         le domande n.9 e n.10, invece, forniscono informazioni sulla vicinanza o meno di questi temi al vissuto quotidiano e sui punti di riferimento dei giovani nell’affrontare tali tematiche.

Le risposte dei questionari verranno analizzate e verranno creati dei grafici, saranno messi a confronto i grafici ottenuti dalla prima somministrazione con quelli ottenuti dalla seconda somministrazione, al fine di valutare l’eventuale raggiungimento degli obiettivi educativi preposti.  Sarà creato un percorso educativo per ogni classe, simile nella struttura ma modulato a seconda delle lacune presentate e dei bisogni formativi necessari. Durante l’ultimo incontro, dopo la somministrazione del questionario e dopo aver ascoltato le idee dei giovani, saranno consegnati loro dei fogli bianchi e dei colori, verrà chiesto di fare dei disegni con l’intento di raccoglierli in un opuscolo che rappresenti la promozione della salute mentale. Sarà proposta la realizzazione degli elaborati in classe proprio per cercare quanto più possibile l’originalità, la libertà di espressione, la rappresentazione dei loro pensieri, lontana dai canoni comuni che internet e i media propongono. L’intento sarà di non pianificare ma improvvisare con un foglio e un colore, in quanto, la bellezza delle cose è nella semplicità.

Claparéde (1913) dice che: «nel disegno, infatti, il bambino/ragazzo proietta i suoi stati d'animo, i suoi bisogni, il suo mondo interiore, le sue speranze, le sue gioie, le sue sicurezze, le sue paure, le sue angosce. Attraverso il disegno il bambino/ragazzo narra vicende vissute o immaginate, trasfigura la realtà, se ne impadronisce, mostra le proprie conoscenze e ragiona su di esse»[3].

Il disegno è da sempre uno dei metodi educativi per eccellenza, il suo obiettivo è portar fuori ciò che albeggia nei giovani. Con esso si cercherà di far prendere coscienza ai ragazzi, quanto più possibile, dei loro desideri e delle loro idee.

 



[1]
Sondaggio sulle conoscenze e gli atteggiamenti dei giovani nei confronti delle malattie mentali. Reperibile presso: http://www.salute.gov.it/campagnastigma/documenti/indagine_attegg_finale.pdf . Consultato il 2012 aprile 13.

[2]Braibanti P. IX Congresso Nazionale. La psicologia della salute tra ricerca e intervento nei servizi sociosanitari, nella comunità, nei luoghi di lavoro e nella scuola; 2010 settembre 23-25; Milano: Edizione Franco Angeli;2010.

 

[3]Bellatalla L, Marescotti E. I sentieri della Scienza dell’educazione. Milano:Edizione Franco Angeli; 2011. p. 207.

Risultati attesi

Riesaminando i punti salienti descritti precedentemente, gli obiettivi primari di questo studio sono evidenziare la presenza di un pregiudizio sociale tra i giovani e cercare, attraverso l’educazione, di eliminare lo stigma sociale del “matto”.

Il metodo scelto sarà l’utilizzo di  video, immagini, racconti e diapositive, mirati a far conoscere ai ragazzi un “lato ignoto della stessa medaglia”, per poter guardare con occhi nuovi ciò che prima appariva strano, diverso e da emarginante.

I risultati attesi dopo la somministrazione del primo questionario saranno la mancanza di conoscenze o per meglio dire, giuste informazioni da parte del campione analizzato, perché spesso la società attuale riceve la maggioranza delle informazioni attraverso internet e la televisione, i mezzi più usati dai giovani, dove più che la realtà emerge ciò che per i media è di principale interesse.

Per tutti questi motivi verrà effettuata l’educazione sanitaria con l’obiettivo di mostrare la realtà, incrementare le conoscenze e promuove la figura dell’ infermiere scolastico come educatore. L’infermiere infatti può concretizzare il suo essere professionista sanitario anche nel contesto scolastico. La scuola è un istituzione che  ricopre un’ importante funzione nell’educare i giovani ad uno stile di vita salutare. La presenza capillare della scuola come istituzione sul territorio fa si che essa sia una base ideale per l’ implementazione di un servizio sanitario pubblico, rivolto in primo luogo alle generazioni dei giovani. L’ infermiere scolastico è il professionista chiamato a raggiungere questo obiettivo, purtoppo nella realtà italiana questa figura è assente. La National Association of School Nurses (NASN)[1]dice che l’infermiere svolge un intervento che partendo dai banchi di Scuola può supportare i giovani fino all’età adulta.

Operare nella scuola significa occuparsi dello studente in modo globale: nel suo presente, nel suo contesto sociale e di conseguenza nel suo futuro.

Oggi l’educazione sanitaria assume sempre maggiore importanza nelle politiche sanitarie nazionali e internazionali e il risultato atteso è riuscire a promuovere la figura dell’ infermiere come educatore sanitario nelle scuole.

Durante l’educazione l’aspettativa principale sarà quella di ottenere una partecipazione attiva, attenzione e coinvolgimento da parte dei ragazzi.

Risultato atteso finale sarà quello di evidenziare l’Infermiere come quel professionista sanitario che ha tra le sue principali competenze l'educazione sanitaria. Su quest’ultima si concentra l’attenzione, essendo, il Progetto “FolleMente”, incentrato sull’educare i giovani: ad avere una nuova concezione della “pazzia”, ad imparare a guardare oltre le apparenze e ad evitare di puntate il dito verso coloro che la società emargina, cercando piuttosto di capire il motivo che si nasconde dietro ad un comportamento bizzarro o un atteggiamento ritenuto “diverso”.

 



[1]
National Association of School Nurses (NASN): organo che dal 1979 riunisce le associazioni degli infermieri scolastici degli Stati Uniti Reperibile presso: www.nasn.org. Visitato il:12-12-2012.

Bibliografia

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